Emanuele Piccardo
ARCHITETTURA E CINEMA

 


Architettura e Cinema, molto spesso vengono associati, soprattutto per la grande capacità del cinema di raccontare i fatti urbani,la città e i modi di abitarla.
Gli architetti hanno "usato" il cinema per raccontare e propagandare le loro idee, si pensi al cinema futurista, a quello espressionista tedesco dove le città fatte di architetture modernissime sono al centro della scena, contenitori e parti integranti fondamentali della narrazione cinematografica.
Il cinema svolge un ruolo importante nella lettura delle città, strumento utile a comprendere le dinamiche sociali che condizionano il vivere quotidiano e l'espansione delle città contemporanee.
Il cinema è la terza dimensione che si muove nello spazio mentale e fisico attraverso un codice, un linguaggio fatto di luce, suoni, colori, meditazione, silenzio, poesia, rigore formale, contenuto, elementi indispensabili anche all'architettura.
Gli architetti oggi con le tecnologie informatiche utilizzano le immagini proiettate per rendere vive le pelli degli edifici, i prospetti diventano sempre più leggeri e trasparenti e al buio della sera si animano: scritte, ideogrammi, figure. Le superfici vengono usate per comunicare con i cittadini, informando con i dati del New York Stock Exchange e con le news sugli avvenimenti mondiali di economia e politica come nel caso di Times Square a New York. In Europa questa tendenza si sta affermando nelle grandi capitali Parigi, Berlino, Londra, in Italia il fenomeno è più ristretto a Milano ad esempio, nelle pubblicità che in alcune piazze vengono proiettate sugli schermi, nelle stazioni della metropolitana o negli stadi dove i maxi-schermo proiettano i calciatori esultanti. L'apporto del cinema e delle immagini in movimento viene utilizzato soprattutto nel concepire gli edifici pubblici su cui si riversano i grandi flussi: stazioni ferroviarie, aeroporti, centri commerciali, musei. Basta pensare alle architetture di Jean Nouvel, dove la luce e l'ombra diventano elementi importantissimi, così come l'uso delle facciate di vetro e acciaio riproducono i riflessi del cielo e di notte diventano lame di luce come nella Fondation Cartier, o nel teatro de l'Opera di Lione. La luce e il colore sono gli elementi che vengono utilizzati da entrambe le discipline risultando fondamentali per comunicare un'idea, un messaggio di quali siano le intenzioni del regista e dell'architetto. L'architetto è il regista, colui che coordina gli altri operatori necessari alla costruzione dagli ingegneri ai paesaggisti, ai capi-cantiere.
L'architetto però non è solo regista ma è anche sceneggiatore,direttore della fotografia,scenografo dello spazio che costruisce.
L'architettura dei film, ossia la struttura narrativa, la scelta di luci e colori particolari determinano la buona riuscita dell'opera, molti nella storia del cinema sono i film che hanno influenzato l'architettura, in alcuni casi il cinema ha superato la teoria architettonica. Sono state immaginate città future, molto prima che venissero realizzate, sono state create condizioni di vita virtuali dove gli uomini vivono in città ipertecnologiche, come in Blade Runner, dove gli edifici-schermo proiettano nello spazio suoni e immagini, siamo nel 1982, lontani dal progresso tecnologico odierno che ci consente di attuare con maggiore facilità queste soluzioni progettuali.
La contaminazione architettura-cinema cinema-architettura è evidente in alcuni gruppi Radicals, raccolti da Gianni Pettena in una sezione della Biennale di Architettura di Venezia del 1996, come gli Archigram,storico gruppo di architetti londinesi, influenzati dal cinema degli anni sessanta di Kubrick e dai Beatles, riferimenti che hanno condotto a Plug-in-City, Walking-City, Istant-City.
Nel capolavoro di Fritz Lang "Metropolis", gli edifici testimoniano l'appartenenza all'espressionismo tedesco e in particolare, in alcuni frames, i riferimenti al Goethaeneum e ai postulati più moderni dell'architettura, dove attraverso passarelle volanti si passa da un edificio all'altro, risultano chiari.
In "The Million Dollar Hotel" Wim Wenders, racconta la storia d'amore tra Eloise (Milla Jovovich) e Tom Tom(Jeremy Davies) in un albergo di Los Angeles dal passato glorioso e abitato da personaggi eccentrici, dove la città, nelle sequenze iniziali, viene rappresentata a volo d'uccello evidenziandone la densità edilizia. Non solo ma la scelta di ambientare le scene negli spazi degradati della città, nei parcheggi, nei fast food non alla moda,nel quartiere dove i barboni e le prostitute si scaldano agli incroci da improvvisati falò, contribuiscono a rendere lo spirito di una città e a sottolineare quanto le città siano sempre più rappresentate da quei luoghi dell'emarginazione sociale, di cui gli architetti dovrebbero per la loro parte farsene carico, che non i lustri e gli sfarzi raccontati dai film di 007, o gli scenari da terza guerra mondiale dei film di Schwarzenegger. Si confrontano due idee di città e di mondo in antitesi, da un lato la ricchezza della società capitalista e consumista e dall'altra l'effetto di tali condizioni. Da una parte un cinema d'assalto volto al denaro e alla superficialità e dall'altra un cinema riflessivo, lento, poetico ma che non entusiasma le masse.
Blade Runner ad esempio, fu il capofila di un genere che aveva, nella rappresentazione delle città hi-tech, la sua forza narrativa "1997.Fuga da New York", "Dredd.La legge sono io", "Matrix", hanno raccontato scenari possibili, sono stati anticipatori verso l'uso di nuove tecnologie e verso nuove idee di città. Blade Runner è stato il film che meglio di altri ha saputo raccogliere le nuove tendenze della scienza, della tecnologia e della stessa architettura, immaginando una città artificiale abitata da replicanti, uomini-macchina nella Los Angeles del XXI secolo che si muovono nello spazio fisico a bordo di macchine volanti, dove la vita si svolge sempre con luci artificiali in una dimensione non umana, a-temporale.
Il rapporto tra architettura e cinema è molto forte, basta pensare alle recenti architetture di Fuksas, che usa il filmato video per rappresentarle e dove l'immagine cinematografica viene usata come elemento linguistico del fare architettura, o dell'uso che Boeri e il gruppo Multiplicity ha fatto dei video per descrivere le condizioni di auto-organizzazione nella città europea.
Occorre distinguere tra cinema e video, tra cinema che trasmette emozioni, pensieri, sentimenti e un video che trasmette la tridimensionalità di uno spazio architettonico o in modo neutro registra una condizione urbana, diverso è il discorso per i documentari di architettura che descrivono l'opera di un architetto. Ancora differente è la video-art che cerca di trasmettere sensazioni,emozioni, depressioni del percorso mentale dell'artista mi vengono in mente i video di Bill Viola presentati a Parigi, nell'ambito di una mostra sul deserto, dove un immagine fissa scruta l'orizzonte e lentamente gli oggetti si avvicinano fino a scomparire di nuovo, una volta è un camion, un'auto o un beduino.
Sono dunque molteplici le connessioni tra questi due mondi che si parlano e si contaminano vicendevolmente, ma anche i film ,che all'apparenza non appartengono al genere di Blade Runner o di The Million Dollar Hotel, contribuiscono alla riflessione teorica che gli architetti dovrebbero compiere durante il processo progettuale, un esempio può essere rappresentato da "America oggi" di Altman o "American Beauty" di Mendes , dove gli elementi urbani non appaiono con evidenza ma esistono e consentono una lettura trasversale delle modalità dell'abitare americano, in senso spaziale inteso come tipologie di luoghi raffigurati,la casa, l'ufficio, il parco, ma soprattutto sociale.
Il cinema è uno straordinario modo di guardare e raccontare il mondo una tendenza che si sta diffondendo negli eventi culturali delle città europee sono le proiezioni sugli edifici la cui superficie non è stata progettata per quello scopo, sono interventi da considerarsi più vicini all'installazione d'arte forse, che non legati al cinema, come quelle realizzate a dal regista Peter Greenway, in Piazza Maggiore nel 2000 in occasione di Bologna capitale europea della cultura.
Il cinema come strumento per pensare e costruire un'architettura, dalla fase progettuale alla fase costruttiva però un suo uso distorto, può determinare architetture eteree, che nulla hanno da condividere con l'architettura costruita.

Emanuele Piccardo

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