Luca Mori
CINEMA/JAPAN

Visioni dal cinema giapponese.

Viaggio a Tokio (Tokio Monogatari, Giappone 1953, b/n 136') di Yasuhiro Ozu
Mercato segreto di donne in amore (Maruhi: Shikijo mesu ichiba
, Giappone 1974, b/n 78') di Noboru Tanaka

Hana-Bi (Hana-Bi, Giappone 1997, col., 107') di Takeshi Kitano

 

Prima c’è lo spazio.
Una massa di vapore che si dissolve nell'aria diafana, scoprendo all'orizzonte un infinito paesaggio al lavoro.
C'è sempre una griglia, o meglio, una tela sullo sfondo, dilavata, su cui gli uomini si muovono come piccoli precisi tratti di pennello, a comporre un testo in cui ogni vuoto, ogni silenzio sono elementi necessari alla comprensione del tutto.
E' così nel disegno dei vasi cinesi, nella pittura di Hokusai, nell'arte della calligrafia.

Poi c'è un viaggio, o meglio il desiderio del viaggio, che viene vissuto più nella lunga sequenza della sua preparazione piuttosto che nella sua rappresentazione letterale.

(VIAGGIO A TOKIO - I due anziani genitori decidono di raggiungere Tokio, dalla campagna, per fare visita alla famiglia del figlio. L'accoglienza non sarà delle migliori specialmente da parte del piccolo nipote. Solo Noriko, la nuora vedova, mostrerà loro un reale affetto. Entrambi decideranno di tornare ma uno dei due non ce la farà.)

 

Si sorvola sul "qui ed ora" degli snodi narrativi (gli eventi chiave, come il viaggio o la morte) per soffermarsi sul "prima" e sul "dopo".

Le ambientazioni domestiche così come la natura e gli sfondi urbani sono i veri catalizzatori della vicenda esistenziale. Essi vengono attraversati dai personaggi che sulla scena ci fanno intuire con uno sguardo od una frase cosa è successo o cosa sta per succedere ma non verrà rappresentato.
Gli attori, figure mobili, compaiono, percorrono corridoi, compongono gruppi e svaniscono, sempre inquadrati a livello del tatami, unici attori del movimento in una visione statica ed atemporale di cui lo stesso spettatore viene a fare parte.
E' un cinema fatto di sospensioni, nel rispetto di quel culto del vuoto tipico delle culture d'oriente.

La storia non deve essere “spiegata” dal linguaggio del cinema, ma anzi il film ci presenta il suo lato “oscuro”, laddove solo lo spettatore può darsi una spiegazione, ri-orientanosi nel tempo e nello spazio.

Penso alle parole del protagonista de “Lo stato delle cose” di Wenders:”…sono gli attori che, nella scena, creano la storia…”.

Queste “ellissi narrative” sono presenti anche nel cinema giapponese contemporaneo, sono i lunghi, sospesi silenzi di Nishi davanti alla moglie morente nell’”Hana-Bi” di Kitano.

(HANA BI - Nishi, gangster spietato, vive il dissidio tra l'amore e la dura realtà della malavita. L'amore è per Miyuko, - la moglie malata di leucemia - e per Horibe - il suo migliore amico rimasto paralizzato a causa di un colpo di pistola. Tormentato, oltre che da un debito con la Yakuza, dai sensi di colpa per non aver curato abbastanza il rapporto con entrambi, cerca di guadagnarsi con il mezzo della rapina a mano armata i soldi per gli strozzini ma anche per concedersi un ultimo viaggio con Miyuka e comprare i pennelli ed i colori di Horibe. Ma il prezzo per redimersi è troppo caro: Yakuza e Polizia gli saranno presto addosso).



Stacco.

Due ciminiere si stagliano nel cielo lasciando una bava di fumo.

Stacco.

Interno.

 

La casa è una macchina spaziale a supporto della visibilità dei rapporti umani, dei valori familiari che sono poi gli ingredienti fondamentali di Ozu e che ritroviamo oggi, trasposti, in Kitano.
Sono portato a guardarmi attorno, come spettatore, in una molteplicità di inquadrature e punti di vista.
Anch’io, spettatore, abito in questa casa e ne misuro gli spazi, aprendo e chiudendo porte, percorrendo corridoi.
E' la casa degli avi, dove i due genitori si guardano e si parlano con lievi parole preparandosi al viaggio. Il loro microcosmo esistenziale è racchiuso tra queste intelaiature in carta di riso.
E' la casa del figlio, ostile, malvolentieri trasformata ed adattata per gli ospiti, teatro di due mondi a confronto.

E' la camera d'albergo rumorosa ed estranea, esilio dei sentimenti.

Stacco


Esterno.


Nonna e nipote contro l’orizzonte ed il cielo che li avvolgono.
C’è amore, desiderio e paura in loro.
I sentimenti umani si aprono al respiro cosmico ed i personaggi definiscono una loro posizione esistenziale.
Il contrasto tra vecchio e nuovo, il conflitto generazionale, la vita che scorre e si racconta, in totale trasparenza.
In "Viaggio a Tokio" la città è tutto questo, è la città immaginata da chi vive in provincia attraverso i suoi simboli e poi vissuta, in tutti i sensi, come estranea.

Poi c'è un ritorno, deciso sullo sfondo di un paesaggio straniero.

(Dopo una notte insonne i due protagonisti, seduti sul bordo di un muretto, davanti al mare, capiscono di essere esclusi da una realtà ormai molto distante da loro.)

Ed il ritorno suggella la morte di uno dei due elevando il viaggio a fase dell'esistenza.

Stacco.

Horibe è davanti al mare, perso nella solitudine delle visioni che riporta nei suoi quadri.
Le ruote della sua sedia a rotelle lentamente affondano nella sabbia bagnata.


Piano-sequenza

(MERCATO SEGRETO DI DONNE IN AMORE - La diciannovenne Tome per guadagnarsi da vivere si prostituisce, come sua madre. Vive in un antico e degradato quartiere di Osaka col fratello Saneo, entrambi rifiutati dalla madre sin da bambini. Forse in lei c'è il desiderio di un cambiamento. Un ragazzo le propone di fuggire con lui, lontano. Tome si lascia trascinare dalle onde del destino.)

Una città a perdita d'occhio, una panoramica dall'alto a 360°: poi ci si avvicina ad un dettaglio, quasi si sceglie di raccontare la storia di questa ragazza tra le mille possibili dei corpi brulicanti attorno, inseriti in questo gioco desolato della sopravvivenza.
Camminiamo a piedi in soggettiva, ci siamo persi in questo labirintico quartiere di Osaka.
L'uomo portato alla totale rarefazione dei suoi valori, diventa corpo esanime, sospirante, ansimante.
Primo piano sul viso, sul corpo che si contrae nell'atto della sua mercificazione, e diventa sola espressione di esistenza nel deserto dell'anima.
Il corpo disanimato è una bambola di plastica gonfiabile, oggetto d’amore che si staglia sul cielo candido, incerta, vacua e grottesca, ed alla pari dei corpi "vivi", sostituisce la donna vera.
Falansteri dove il corpo viene venduto ed esibito, spazi per il teatro dell'eros, per scene indefinitamente ripetute. Da cui si esce per immettersi, a piedi, nel labirinto.

Primo piano.

Il volto di Nishi, i suoi occhiali da sole, nulla traspare da uno sguardo impassibile.
La sirena di un’ambulanza.



Flashback.
Una pistola spara.
Sangue.
Devo ricostruire la storia, orientarmi in un mondo di frammenti.
Tra una sequenza e l’altra si incastonano i disegni di Horibe, che costretto su una sedia a rotelle immagina fiori, uomini ed animali.
La costruzione drammatica è decostruita, da una forma si passa ad un’altra, dal tragico ci si traspone nel comico, il mondo è trasformazione, è contemplazione.
Hana-Bi = “fiori di fuoco”.

Luca Mori



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